Viene delineato il modello di un istituto psicoanalitico ideale, definito “una utopia”, fondato su una formazione interdisciplinare e a tempo pieno. Vengono descritti e criticati i limiti del training tradizionale, e viene proposta una formazione capace di coniugare l’analisi didattica (che Anna Freud chiama “analisi personale”), la pratica clinica, le supervisioni, lo studio teorico e l’osservazione diretta. Grande importanza viene attribuito alla selezione dei candidati per il training psicoanalitico, che dovrebbe rispettare la personalità individuale evitando procedure intrusive, e alla costruzione di un ambiente di studio orientato alla ricerca, al confronto clinico e alla crescita continua dell’analista. L’istituto psicoanalitico ideale dovrebbe inoltre favorire l’applicazione della psicoanalisi ai diversi ambiti delle scienze umane e sociali e di altre discipline limitrofe, formando psicoanalisti dotati non solo di competenze terapeutiche ma anche di un’ampia comprensione culturale e umana.