La definizione di “straniero” che compare in dizionari ed enciclopedie odierni è difficilmente applicabile alla società d’antico regime, che solo tardivamente elaborò i concetti di “patria” e di “nazione” intesi nel senso contemporaneo. La presenza di “stranieri” era, tuttavia, una realtà diffusa, una condizione spesso necessaria per ricoprire vari incarichi e funzioni. A regolarne i rapporti erano diversi criteri dell’appartenenza e soprattutto vincoli cetuali. Lo “straniero” non era, infatti, tanto chi “venisse da fuori” quanto piuttosto chi mantenesse un certo grado di estraneità. Il saggio offre alcuni casi di studio ricavati dall’ambito militare: esempi di figure consegnate ex post, in enciclopedie e dizionari biografici, a classificazioni nazionali, in realtà spesso poco facilmente incasellabili. A chi avevano prestato fedeltà e servizio durante la loro carriera? Erano stati sottoposti al diritto d’albinaggio? Avevano avuto accesso a onorificenze in cambio di abiure? Queste alcune chiavi di lettura affrontate nelle pagine seguenti per interpretare il ruolo di quel mercenariato “straniero” che costituì una dimensione di lunga durata, con molte variabili ed esiti lontani dalla percezione dello straniero maturata nei secoli successivi al XVIII.