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Arianna Beri

Scrittura a mano all’Università

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

Questo studio presenta una systematic review sul ruolo della scrittura a mano nei processi di apprendimento degli studenti universitari, con particolare attenzione al confronto tra scrittura manuale e strumenti digitali per la presa di appunti. La revisione è stata condotta secondo le linee guida PRISMA, includendo studi pubblicati in lingua inglese tra il 2021 e l’aprile 2026 nei database SCOPUS, Web of Science ed ERIC. A partire da 592 record iniziali, 16 studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Nel complesso, i risultati mostrano un quadro eterogeneo ma indicano che la scrittura a mano mantiene una funzione rilevante nei processi cognitivi legati all’apprendimento universitario. La review sottolinea infine la necessità di ulteriori ricerche con campioni più ampi e metodologie standardizzate, al fine di approfondire le condizioni in cui scrittura manuale e digitale risultano maggiormente efficaci.

Angela Padula

L’alba della scrittura nella scuola primaria

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

Questo contributo si propone di affermare il valore della scrittura e della sua acquisizione nella pratica d’insegnamento. Se il bambino è lettore ancor prima della scolarizzazione perché i suoni della sua lingua madre sono appresi naturalmente già nella vita intrauterina, e poi confermati nei primi anni, attraverso le voci ascoltate e ripetute; i grafemi richiedono, invece, un insegnamento specifico, un apprendimento strutturato, una ortografizzazione del linguaggio orale: una complessa operazione di transcodifica dalla lingua orale a quella scritta. La scelta del metodo e del carattere di scrittura, nella prima fase dell’apprendimento, rispondono a principi di inclusione e accessibilità. Al corsivo si procede con la gradualità e la sistematicità di un esercizio lento, un passo di danza con la mano. Infine l’articolo riporta una breve indagine non rappresentativa né generalizzabile di alunne ed ex alunni che usano ancora il corsivo o lo hanno sostituito con lo stampatello minuscolo, motivandone la scelta.

Cinzia Angelini

Festina lente. Quando la scrittura (in corsivo) genera il pensiero

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

L’articolo presenta una riflessione sulla complessità e l’importanza della scrittura manuale nello sviluppo cognitivo e motorio dei bambini. Partendo dall’analisi dei prerequisiti grafomotori, si evidenzia come tali abilità siano fondamentali per l’automatizzazione del gesto grafico, la cui esecuzione non può tuttavia prescindere da una postura e una impugnatura corrette. L’articolo si sofferma, inoltre, su alcuni aspetti fondamentali e distintivi della scrittura manuale, tra cui la relazione tra memoria, funzioni esecutive e capacità scrittorie (Truxius et al., 2024); la maggiore funzionalità del corsivo rispetto allo stampatello nel favorire l’elaborazione dei processi mentali, in primis la riflessione e il pensiero critico (Brustenghi, 2025; Travaglini, 2019; Angelini, 2016); la correlazione positiva tra scrittura manuale e sviluppo cerebrale, memoria e apprendimento, come dimostrato dalle più recenti ricerche in campo neuroscientifico (Wolf, 2018; Dehaene, 2019); l’embodied cognition (Borsini et al., 2025; Capaci e Ferrara, 2026), secondo cui i processi cognitivi sono profondamente radicati nelle esperienze corporee. Infine, si analizzano le implicazioni didattiche anche con uno sguardo alle Indicazioni Nazionali per il curricolo - Scuola dell’infanzia e Scuole del Primo ciclo di istruzione (2025), che riconoscono il valore della scrittura corsiva come elemento essenziale per lo sviluppo integrato delle competenze di ordine superiore, riaffermando l’importanza di preservare e valorizzare questa abilità nel percorso scolastico.

Pier Cesare Rivoltella

Scrivere sulla carta, a schermo e con l’IA. Trasformazioni delle pratiche, ecologie del pensiero

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

L’articolo analizza le trasformazioni della scrittura accademica attraverso tre differenti ambienti tecnologici: la scrittura su carta, la scrittura digitale a schermo e la scrittura assistita dall’Intelligenza Artificiale. A partire dalla teoria del brainframe di Derrick de Kerckhove e dal dialogo con la media theory e i writing studies, il contributo sostiene che le tecnologie della scrittura non si limitano a supportare la comunicazione, ma contribuiscono a modellare l’organizzazione del pensiero e le forme della cognizione. La scrittura su carta è associata a un brainframe “architettonico”, caratterizzato da organizzazione a priori, sviluppo sequenziale e bidimensionalità del testo. La scrittura digitale introduce invece un brainframe “fluido”, fondato su reversibilità, ricomponibilità e tridimensionalità ipertestuale. Con l’IA generativa emerge infine una forma di scrittura “aumentata e negoziata”, basata su organizzazione emergente, iterazioni dialogiche e tridimensionalità latente. In questo scenario la scrittura si configura sempre meno come semplice iscrizione lineare e sempre più come processo collaborativo ed esplorativo tra soggetto umano e sistema artificiale.

L’articolo riflette infine sulle implicazioni della scrittura assistita dall’IA per l’autorialità accademica, il pensiero critico e la responsabilità intellettuale, sostenendo che il valore del lavoro scientifico risiede sempre più nella concettualizzazione, nella validazione e nell’intelligenza riflessiva.

Adolfo Scotto di Luzio

Imparare a scrivere Sulla scolarizzazione delle classi popolari tra Settecento e Ottocento

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

Il contributo ricostruisce le origini della scolarizzazione delle classi popolari tra Settecento e Ottocento nei paesi dell’Europa cattolica, mettendone in luce il rapporto strutturale con il processo di secolarizzazione dello Stato e con la crisi dell’egemonia educativa della Compagnia di Gesù dopo le espulsioni della seconda metà del XVIII secolo. Attraverso l’analisi delle esperienze lombarda e napoletana, e in particolare delle missioni pedagogiche a Rovereto di Francesco Soave, Alessandro Gentile e Ludovico Vuoli, il saggio mostra come il cosiddetto «metodo normale» si sviluppi nel quadro della costruzione dello Stato moderno e della sua esigenza di formare sudditi disciplinati e linguisticamente uniformi. L’alfabetizzazione popolare viene così interpretata non soltanto come progresso pedagogico, ma come strumento politico di riorganizzazione delle classi subalterne, di trasformazione delle forme tradizionali dell’obbedienza e di progressiva separazione degli individui dal loro ambiente linguistico e culturale originario. Particolare attenzione è dedicata al tema dell’educazione linguistica, alla lotta contro il dialetto e al ruolo della scuola nella costruzione di una nuova identità civile e nazionale.

Antonio Cioffi

La mano che pensa. Suggestioni per una pedagogia del segno calligrafico

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

L’articolo propone una rilettura della calligrafia non come variante decorativa della scrittura, ma come sua forma originaria e più compiuta, quella in cui pensiero e corpo non si sono ancora separati. Muovendo dall’idea, di ascendenza focilloniana, che la mano non esegua soltanto ma pensi, l’autore intreccia un’archeologia simbolica del segno (Verbo cristiano, parola coranica, lettera cabalistica), le grandi tradizioni calligrafiche orientali assunte come specchi teoretici e la “grande cesura” della stampa a caratteri mobili, di cui la scrittura algoritmica è oggi l’esito estremo. In questo quadro la calligrafia, e in particolare il corsivo italiano con la sua disciplina del ductus, si offre come monito epistemologico e come pratica formativa che conserva la traccia corporea e identitaria di chi scrive. L’ultima parte traduce la riflessione in una proposta didattica per il primo ciclo, in dialogo con le recenti Indicazioni Nazionali.

Mariangela Lippolis

Apprendimento musicale e scrittura manuale: facce della stessa medaglia nell’era dell’Intelligenza Artificiale

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

Il contributo analizza il ruolo dell’apprendimento musicale e della scrittura manuale come pratiche embodied capaci di sostenere lo sviluppo cognitivo nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Attraverso una revisione della letteratura sono esaminati gli effetti di tali attività su attenzione, memoria, funzioni esecutive, apprendimento e plasticità cerebrale. Musica e scrittura manuale sono considerate pratiche capaci di sostenere la costruzione di competenze attraverso l’integrazione di processi senso-motori e di controllo cognitivo. L’analisi ne evidenzia inoltre la rilevanza educativa nell’attuale contesto di crescente diffusione delle tecnologie intelligenti.

Loredana Perla

Editoriale

QUADERNI DI DIDATTICA DELLA SCRITTURA

Fascicolo: 43 / 2026

Gabriella Esposito, Giuseppe Pace, Gaia Daldanise, Luisa Fatigati, Stefania Oppido, Stefania Ragozino, Maria Patrizia Vittoria, Erlisiana Anzalone

Territori, Conflitti e Costruzione della Pace Urbana

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

La costruzione della pace e la gestione nonviolenta dei conflitti si configurano come condizioni essenziali per la sostenibilità delle forme dell’abitare contemporaneo. In particolare, il concetto di pace urbana quale processo quotidiano di mediazione, riconoscimento e coesistenza tra differenze, tensioni e domande di giustizia sociale rende centrali gli spazi urbani, e in particolare lo spazio pubblico. Essi rappresentano, al contempo, il teatro delle disuguaglianze e un potenziale laboratorio di convivenza: luoghi di ascolto, riflessione e tolleranza, dove possano trovare espressione pratiche di coesistenza pacifica. Se, invece, risultano teatri di conflittualità e asimmetrie di potere, le città diventano luoghi di violenza, con diverse tipologie di attori che non riescono a dialogare in maniera produttiva tra di loro. A ciò, talvolta, si sommano conflitti bellici che consumano gli spazi urbani, generando profonde trasformazioni sociali e territoriali e lasciando tracce materiali e simboliche con cui la ricerca è chiamata a confrontarsi, al fine di elaborare pratiche capaci di promuovere la coesistenza tra comunità divise e di tutelare le soggettività più vulnerabili. Pertanto, gli urban studies, nei quali si contaminano le discipline urbanistiche, sociologiche ed economiche, possono offrire un importante contributo ai processi di peace-keeping e peace-making, sia in termini di interpretazione dei fenomeni che di azione trasformativa. Il contributo restituisce alcune delle ricerche interdisciplinari che vedono ricercatrici e ricercatori del CNR-IRISS impegnati sul campo su temi connessi alla pace urbana, mediante processi di mutuo apprendimento con le comunità e gli attori territoriali.

L’articolo riprende, ampliandolo, una parte del lavoro presentato dall’Istituto CNR- IRCrES alla conferenza sulla pace del DSU nel dicembre 2024. Tratta in particolare di una metodologia innovativa, nel contesto della ricerca-azione, quale approccio di sviluppo delle interazioni sociali in modo progressivamente consapevole, elemento chiave per il superamento dei conflitti. La metodologia proposta (Metodologia per la leadership orizzontale e le organizzazioni integrate), si focalizza su dinamiche non conflittuali e di benessere sociale nel contesto dello sviluppo organizzativo e locale ed è estendibile ai contesti sociali più ampi. È stata elaborata in un progetto internazionale promosso dalla scrivente presso l’Istituto IRCrES del CNR, che ha previsto un’ampia partecipazione di stakeholder, per rispondere alle criticità emerse nella comunità internazionale di ricerca-azione. Fa da sfondo un approccio multi e transdisciplinare e la visione sistemico complessa dei sistemi sociali, proposta da Morin. Nel contesto della ricerca-azione e della metodologia proposta, le dinamiche di pace sono considerate come conseguenza del rispetto della dimensione identitaria sociale degli individui, nella percezione di essere co-creatori dei contesti nei quali essi stessi definiscono la loro identità in divenire. Laddove, anche in situazione di pace a livello di macrosistemi, tali dinamiche non si muovano nella giusta direzione nei microsistemi, si creano tensioni e malesseri a vari livelli, che hanno come effetto un crescente disagio sociale, portando inevitabilmente a situazioni conflittuali che si estendono. In tal senso la metodologia si propone come contributo alla creazione di quella che viene definita “pace positiva”. La sfida, che la metodologia raccoglie, è quella di avviare una crescita culturale di tipo sistemico in cui le individualità sociali delle persone diventino generatrici di una coscienza ecologica di sé, dei contesti e di sé come co-creatori dei contesti. La metodologia è stata sperimentata in varie realtà profit, no profit e pubbliche, nello sviluppo locale, nell’inserimento lavorativo dei giovani e per l’innovazione didattica universitaria. Per estenderne e valorizzarne l’applicazione, nel 2024, chi ha scritto l’articolo ha costituito una società spin off del CNR denominata Istituto internazionale per lo sviluppo umano e organizzativo (IMO).

Luciana Taddei, Claudia Pennacchiotti

Il contributo della Scienza Aperta per la promozione di una cultura di pace

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Questo studio, muovendo dai principali documenti dell’ONU relativi all’educazione e alla cultura della pace, e dalle riflessioni di teorici come Galtung, tra i fondatori degli studi sulla pace, è volto a cogliere ed evidenziare le relazioni esistenti tra cultura della pace e dinamiche educative e di produzione di conoscenza scientifica. In particolare, sulla base del frame della pace positiva elaborato da Johan Galtung, ci si domanda quanto i fattori costitutivi delle teorie e delle pratiche dell’educazione e della scienza moderna siano esplorabili come percorsi di pace positiva e siano quindi inscrivibili nei processi di costruzione di società pacifiche. Si parte dalla considerazione che la pace non è solo “negativa” – assenza di guerra e violenza –, ma, come è stato evidenziato in particolare da Galtung, è declinabile soprattutto come processo, volto alla costruzione di società pacifiche. Ci si domanda che ruolo possano dunque rivestire da un lato, l’impresa scientifica, che frequentemente è stata artefice o veicolo, forza pensante o agente per il perseguimento di processi e prodotti bellici; dall’altro lato, l’educazione che, tesa alla continuazione della società, oltre che allo sviluppo individuale, può essere utilizzata come strumento per il consolidamento di società non inclusive e il mantenimento delle distanze tra classi sociali. Tra i fattori considerati, un ruolo particolare è rivestito dagli aspetti dialogici e relazionali, nonché dal concetto di trasformazione. La cultura della pace, infatti, è indissolubilmente legata al dialogo, al confronto, alla collaborazione, alla presa d’atto della varietà dei punti di vista in una prospettiva di superamento dei particolarismi. Dal canto suo, la scienza moderna ha definito i propri paradigmi epistemologici basandosi sul ripudio della segretezza e del principio di autorità e sull’avvio di processi dialogici, in continua negoziazione, tra le discipline e con la società. La “coscienza dialogica” avanzata da Morin in opposizione al “delirio” di guardare le cose da un unico punto di vista, apre la strada sul piano educativo a un’idea di trasformazione sociale, concetto variamente declinato da filosofi, sociologi e pedagogisti ed espresso con particolare efficacia da Bertoni Jovine. L’analisi di ricerche e sperimentazioni centrate su diverse dimensioni dell’educazione trasformativa e dell’approccio partecipato nella ricerca sociale, concorre a delineare il ruolo delle scienze umane e sociali nella costruzione di una cultura della pace.

Luciana Taddei, Claudia Pennacchiotti

Il contributo della Scienza Aperta per la promozione di una cultura di pace

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

A seguito delle indicazioni contenute nella Raccomandazione UNESCO sulla Scienza Aperta (2021), il lavoro si interroga sull’effettivo ruolo della Scienza Aperta nella costruzione di un futuro di pace. Dopo una riflessione teorica sulle intersezioni tra apertura epistemica, giustizia cognitiva e infrastrutture di conoscenza, l’articolo propone un’indagine sistematica sul rapporto tra Scienza Aperta e cultura di pace, a partire da un’analisi computazionale della letteratura scientifica pubblicata negli ultimi dieci anni, presente in repository aperti. L’indagine si fonda su una revisione sistematica condotta secondo il protocollo PRISMA 2020. Sono state interrogate le API di quattro database scientifici open access (CrossRef, DOAJ, Semantic Scholar e CORE), mentre sono state escluse piattaforme chiuse come Scopus e Web of Science, per coerenza metodologica con l’oggetto di studio. Dopo deduplicazione, esclusione dei record privi di abstract e applicazione di un filtro semantico, sono stati selezionati diciannove articoli, sottoposti poi a una doppia analisi: automatica (topic modeling con algoritmo LDA) e qualitativa. L’analisi ha restituito tre cluster principali: il primo incentrato su governance e diplomazia, il secondo su comunicazione interculturale e partecipazione locale, il terzo su giustizia sociale e trasformazione. Particolare attenzione è stata dedicata alla distribuzione geografica dei contributi, con una presenza importante di studi provenienti da Africa, America Latina e Russia. Questa dimensione territoriale sottolinea come la Scienza Aperta possa veicolare istanze di giustizia epistemica e ridurre asimmetrie di accesso alla conoscenza tra contesti storicamente marginalizzati. Il lavoro si configura come esplorativo, ma fondativo rispetto alla possibilità di indagare il potenziale della Scienza Aperta come infrastruttura di ricerca sociale per la promozione di una cultura di pace.

Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale Generativa (IAG) apre opportunità significative ma anche rischi legati alla standardizzazione del sapere e alla marginalizzazione delle prospettive minoritarie. Se la capacità di sintesi dei Large Language Models è utile in ambiti educativi e scientifici, l’eccessiva standardizzazione può indebolire il pluralismo culturale e il pensiero critico, pilastri della democrazia e della pace. La storia e la natura mostrano come la differenza sia condizione di vitalità e progresso: così, anche nella sfera sociale, la pluralità di voci è essenziale per mantenere dialogo e coesione. L’articolo propone due linee di azione per custodire le differenze attraverso l’uso responsabile dell’IAG: (1) l’impiego di strumenti di IA spiegabile per monitorare i modelli generativi; (2) l’adozione di tecniche IAG avanzate capaci di integrare prospettive diverse, restituendo mappe di opinioni invece di risposte uniche. In tal modo, l’IAG può trasformarsi da strumento di omologazione a risorsa per il pluralismo e la costruzione di equilibri di pace.

Desirée A.L. Quagliarotti

The “Hidden Variable”: Water in the Israeli-Palestinian Question

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

The Israeli-Palestinian conflict, though historically grounded in colonial legacies, ideological divisions, and territorial disputes, also unfolds along less visible yet equally decisive axes: the management and control of natural resources. Chief among these is water, a vital and scarce commodity in the region, whose significance extends far beyond its physical necessity. This article explores water not merely as a resource, but as an endogenous variable in the Israeli-Palestinian equation, an active agent shaping sovereignty, dependency, and asymmetry across borders and within communities. By combining insights from history, geography, geopolitics, and hydropolitics, the study challenges linear or binary interpretations of the conflict. It traces specific case studies, such as the aquifers in the West Bank, the River Jordan’s allocation, and infrastructure access in Gaza, to show how water infrastructure, allocation policies, and access regimes have been instrumentalized as tools of strategic leverage and territorial control, and how water has always represented a constraint on the much-aspired two-state solution. Ultimately, the article advocates for reframing the analysis from a purely geopolitical to a geoeconomic paradigm, one that inspires policy innovation and collaborative frameworks aimed at de-escalation and long-term regional stability. In this light, the study examines how large-scale geoeconomic initiatives such as the India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), launched in 2023, may serve as positive catalysts for economic development, enhanced infrastructure cooperation, and regional security - particularly if water governance is integrated among their strategic priorities.

Sabrina Greco, Maurizio Lazzari

Diplomazia scientifica e patrimonio culturale in aree in conflitto: il caso del Sudan

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Il presente lavoro si propone l’obiettivo di fornire un quadro sintetico della relazione tra diplomazia scientifica e patrimonio culturale in aree in conflitto, come il caso specifico del Sudan. A tal fine, nel testo si fa riferimento tanto al progetto “A new Sudan through culture, technology and innovation”, che ha valorizzato il patrimonio culturale e il capitale umano sudanese, quanto alle conseguenze della guerra civile in atto, che, invece, ha distrutto l’identità culturale e mercificato il patrimonio culturale mobile sottratto ai musei e ai luoghi della cultura. In tale contesto la diplomazia scientifica, espletata in una fase di pace temporanea, attraverso azioni educative accademiche locali e il trasferimento di know-how tecnologico, nonché tramite le relazioni istituzionali italiane e sudanesi, ha consentito, da una parte, di sviluppare nelle nuove generazioni di studenti delle università sudanesi una consapevolezza del valore del proprio patrimonio culturale e della sua tutela, al fine di preservare la loro identità culturale, dall’altra, di acquisire conoscenze professionali che possano offrire nuove opportunità di lavoro e di crescita delle competenze locali.

Maurizio Gentilini

A settant’anni dal “Manifesto Russell-Einstein”: origini ed eredità di un documento

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Il saggio descrive la genesi del Manifesto Russell-Einstein del 1955, il primo e più autorevole documento prodotto dalla comunità scientifica dedicato alla minaccia per il genere umano rappresentata dall’arma atomica, e di invito ai governi di tutto il mondo a trovare mezzi pacifici per la risoluzione delle controversie, fondati sul dialogo, la cooperazione e l’attenzione per il futuro dell'umanità. Il saggio analizza le caratteristiche del pensiero pacifista dei due scienziati, i contesti storici entro i quali questo maturò e i principali influssi culturali che contribuirono a formarne il profilo. In particolare, vengono considerati gli scenari e la temperie politica internazionale del secondo dopoguerra, caratterizzati dalla Guerra fredda. Vengono analizzate le prime conseguenze dirette della diffusione del Manifesto all’interno del mondo scientifico, con le iniziative rivolte alla promozione della pace, anche attraverso la definizione e declinazione del concetto di “diplomazia scientifica”. Infine, il saggio affronta il tema della pace nell’epoca dell’Antropocene, caratterizzata dal riconoscimento dell’umanità e dell’attività antropica come forza ecologica in grado di trasformare le leggi della natura e di farne parte, ridefinendo il modo di rappresentare il rapporto tra ambiente e società umana, e con questo i connotati del termine “pace”.

Valentina Della Fina

Il ruolo attuale delle Nazioni Unite nella risoluzione dei conflitti

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

L’articolo propone alcune riflessioni sul ruolo svolto attualmente dalle Nazioni Unite nella risoluzione delle maggiori crisi internazionali in atto (guerra in Ucraina e azione militare condotta da Israele nella Striscia di Gaza). L’Autrice, nell’analizzare la prassi dell’ONU in tale ambito, sottolinea che nell’ordinamento internazionale, a completamento del diritto delle Nazioni Unite, vige un nucleo di regole volte a limitare l’uso della forza tra gli Stati. Gli sviluppi più significativi dell’ordinamento internazionale si hanno a partire dalla fine del XIX secolo, con la codificazione del diritto bellico e il progressivo affermarsi di quello che oggi costituisce il “diritto internazionale umanitario”. A queste norme, molte delle quali di carattere consuetudinario, fa da corollario l’obbligo degli Stati di risolvere pacificamente le controversie e di astenersi nelle relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso alla forza stabilito nello Statuto dell’ONU del 1945. Si tratta di un divieto assoluto sancito in una norma di ius cogens. Di fronte alle ripetute violazioni di tale obbligo e all’impotenza del Consiglio di sicurezza dinanzi agli attuali conflitti, a causa dei veti incrociati dei cinque membri permanenti, l’Autrice sottolinea come le Nazioni Unite stanno comunque intervenendo nei conflitti in atto attraverso la rivitalizzazione del ruolo dell’Assemblea generale. Quest’ultima, infatti, sta esercitando le funzioni che la Carta delle Nazioni Unite le affida in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionali nei termini prospettati dalla risoluzione Uniting for Peace del 1950. Questa prassi è in linea con il “Patto per il futuro”, adottato dagli Stati membri dell’ONU il 22 settembre 2024, in cui si delinea un rafforzamento del ruolo dell’Assemblea generale nella gestione delle sfide globali (clima, sviluppo sostenibile, cooperazione digitale, pace) al fine di rinvigorire il multilateralismo.

A cura della Redazione

Libri ricevuti

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 192 / 2026