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Prendendo le mosse dal contributo di Mark Ruffalo (2026) sul concetto psicoanalitico di terzo analitico, viene riconosciuta la rilevanza della sua critica al limitato rigore concettuale e alla tendenza a un uso metaforico e scarsamente formalizzato delle nozioni di terzo e campo. Il commento distingue tuttavia tale piano critico da un livello ulteriore, in cui queste carenze rischiano di tradursi in un’esclusione aprioristica della loro legittimità teorica. Viene quindi proposta una posizione volta a mantenere aperto il confronto tra modelli psicoanalitici differenti, riconoscendo la legittimità di diversi vertici di osservazione e la loro potenziale rilevanza clinica.
Dopo una Nota introduttiva di Giorgio Meneguz, vengono riprodotti alcuni brani (pp. 104-131) del libro autobiografico dello psicoanalista tedesco Johannes Cremerius (1918-2002), pubblicato postumo a cura di Wolfram Mauser con la collaborazione di Astrid Lange-Kirchheim, Joachim Pfeffer, Carl Pietzcher & Petra Strasser, Ein Leben als Psychoanalytiker in Deutschland [“Una vita come psicoanalista in Germania”] (Würzburg, D: Königshausen & Neumann, 2006). Cremerius racconta di un suo viaggio negli Stati Uniti nel 1950 dove si era recato per la sua formazione. Tra le altre cose, descrive le visite che fece ad alcuni dei più eminenti psicoanalisti del tempo: a New York andò a trovare Kurt R. Eissler, Sándor Radó, Theodor Reik e Karen Horney, e descrive anche una supervisione con Rudolph M. Loewenstein; a Chicago visitò Franz Alexander, a Boston Helene Deutsch, alla Menninger Foundation di Topeka (Kansas) Karl Menninger, e all’ospedale Chestnut Lodge di Rockville (Maryland) Frieda Fromm-Reichmann. Tornato a New York, racconta della sua esperienza alla Cornell University e al Mount Sinai Hospital, e di una visita a Jacob Moreno.
Il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale in psicoterapia è sempre più intenso. Un numero crescente di pazienti usa i chatbot come terapeuti sempre disponibili; i terapeuti, da parte loro, si interrogano sul rischio di essere sostituiti, e intanto, nella solitudine dello studio, la usano come “supervisore” per riorganizzare appunti post-seduta de-identificati, chiedere consigli o scrivere relazioni. Questo articolo si basa su un’auto-sperimentazione della durata di un anno che ha portato a riflessioni utili per i colleghi, individuando una dinamica chiamata “collusione gentile”: collusione perché l’intelligenza artificiale (Artificial Intelligence [AI]) tende a confermare il suo interlocutore, gentile perché non è palese. A partire dall’effetto ELIZA, si analizza un fenomeno in rapida diffusione e si propongono condizioni per usare l’AI in modo responsabile, a beneficio dei terapeuti e, di conseguenza, dei pazienti.
Dopo una Nota introduttiva di Giorgio Meneguz, Karen Horney analizza la “reazione terapeutica negativa”, ossia il paradossale peggioramento del paziente dopo interpretazioni cor-rette o progressi nel trattamento. Riprendendo la definizione di Freud, viene proposta una diversa spiegazione psicodinamica. In alcuni pazienti caratterizzati da una struttura di personalità com-petitiva e ostile, una buona interpretazione viene vissuta come minaccia narcisistica o come sfida alla propria superiorità. Ciò suscita risentimento, desiderio di svalutare l’analista e timore del successo, poiché il miglioramento implica competizione, perdita d’affetto o possibili ritorsioni. La reazione negativa nasce quindi dall’intreccio di ostilità, ansia, bisogno di affetto e paura del miglioramento. Vengono descritti cinque principali tipi di reazione a una buona interpretazione e sostenuto che il fenomeno non deriva solo dal senso di colpa, come riteneva Freud, ma anche da conflitti legati alla rivalità e all’ansia. Sul piano tecnico si propone di concentrarsi sulle rea-zioni emotive immediate del paziente verso l’analista, analizzandole sistematicamente prima di tentare una ricostruzione del passato.
Dopo una Introduzione di Marianna Bolko e una Presentazione di Paolo Migone, viene pubblicata la trascrizione della relazione tenuta da Drew Westen al Centro San Domenico di Bologna il 23 maggio 2026 in occasione del Sessantesimo Anniversario della rivista interdisciplinare Psicoterapia e Scienze Umane. Viene analizzata l’ascesa di Donald Trump e la vulnerabilità delle democrazie contemporanee all’autoritarismo attraverso una prospettiva interdisciplinare che integra psicologia politica, psicoanalisi, scienze sociali e teoria della comunicazione. Dopo aver delineato un profilo psicopatologico di Trump, in cui vengono sottolineati aspetti di narcisismo maligno e psicopatia, viene argomentato che il problema principale non risiede tanto nella personalità del leader quanto nelle condizioni economiche, culturali, demografiche e psicologiche che ne favoriscono il consenso. Vengono esaminati i ruoli della disuguaglianza economica, della globalizzazione, dell’automazione, dei cambiamenti culturali e dei processi di scissione (splitting) e tribalismo che caratterizzano il funzionamento politico di massa. Particolare attenzione è dedicata al concetto di “ragionamento motivato” e all’importanza delle emozioni nella formazione delle opinioni politiche, mostrando anche esempi di come possono essere dati messaggi politici all’elettorato che facciano leva su valori condivisi. I movimenti populisti riescono a mobilitare gli elettori facendo appello a forti emozioni, mentre le forze progressiste tendono spesso a privilegiare argomentazioni tecniche e razionali. Ne deriva una riflessione sul rapporto tra leadership, comunicazione politica e tenuta delle istituzioni democratiche. Dopo la relazione di Drew Westen, vi sono interventi di Allen Frances (che parla della psicopatologia di Trump, anche alla luce del fatto che fu lui a costruire i criteri diagnostici di alcuni disturbi di personalità quando era nella task force del DSM-III, prima di essere eletto capo della task force del DSM-IV) e di Morris N. Eagle, che interagisce con Westen su alcuni temi.
Nell’ambito delle ricerche sulla regolazione emotiva è possibile riscontrare studi sui processi di dissimulazione emozionale in ragione di condizionamenti nei contesti sociali. A partire da Hochschild (1979) tale tensione e sforzo per adattare le proprie risposte emotive alle situazioni relazionali è stata definita emotional labor. Il costrutto in letteratura si associa a condizioni di rischio di stress. Il presente lavoro definisce uno strumento mutuato da una versione olandese D-QEL (2007) che a seguito di analisi fattoriale restituisce 4 componenti indagate da 10 item su scala Likert. I dati sono stati raccolti con consenso informato su 537 partecipanti. Le proprietà metriche riscontrate sul questionario sono adeguate e in linea con il reattivo originale. La versione italiana appare promettente come misura della regolazione dell’espressione emotiva nei contesti di lavoro e potrebbe essere utilizzata per misurare gli esiti della psicoterapia nella pratica clinica o per prevenire fattori di rischio di stress lavoro correlato.
L’aumento dell’età media della popolazione ha reso necessaria l’attenzione alla salute e alle problematiche sociali della terza e quarta età, in particolare alle diagnosi di demenza. Non essendo al momento possibile guarire dalla malattia, sono presenti numerose ricerche volte a individuare interventi non-farmacologici per un miglioramento della qualità di vita. Alcuni studi, sebbene poco numerosi, hanno individuato i giochi da tavolo come strumenti di stimolazione cognitiva e promozione del benessere per le persone con diagnosi di demenza. La raccolta di dati che viene qui presentata, ancora nella forma di studio-pilota, suggerisce di approfondire lo studio sul ruolo dei giochi da tavolo per la promozione del benessere della persona con diagnosi di demenza, tenendo particolarmente in considerazione il ruolo dei moderni giochi da tavolo e il coinvolgimento del personale del settore socio-educativo per la conduzione dell’attività. Implicazioni per la ricerca e la pratica assistenziale saranno discusse.
Sibling violence as a dimension of domestic violence with health impacts is one of the most under-researched phenomenon among the developing nations, especially in Nigeria where domestic violence cannot be easily detached from socio-cultural cloud of dominance and control. As part of the United Nations SDGs capture in goal-3 [Ensure healthy lives and promote wellbeing for all at all ages], the issue of domestic violence involving siblings has become one of the most pressing challenges requiring empirical intervention especially in the developing societies. As such, the present study investigated sibling violence and the associated factors such as the parental conflict, parent-child relationship and other socio-demographic factors in the family context in southeast Nigeria. The study involved 359 youths (18+) from different institutions of higher learning in the region, while a total of three scales [Parent Adult-Child Relationship Questionnaire (PACQ) (Peisah et al., 1999); Children Perception of Inter-parental Conflict (CPIC) (Grych et al., 1992); and Conflict Tactics Scale (CTS) (Straus, 1979)] were applied in collecting data from the respondents. Pearson’s correlation and Hierarchical multiple linear regressions were used to test for the relationship among the variables included in the study. According to the findings of the study, parental conflict was positively correlated with parent-child relationship (r = 0.20, p < 0.001), sibling violence (r = 0.19, p < 0.001) and also a significant positive predictor of sibling violence (ß = 0.19, p < 0.001); parent-child-relationship was not significantly related with sibling violence (r = 0.10, p > 0.05), while being male was associated with higher parent-child relationship (r = -0.17, p < 0.01).
Psychological factors, specific lifestyles and environmental stressors may influence etiopathogenesis and evolution of psychosomatic diseases. We investigate the association between severe dermopathies and psychological dimensions such as Alexithymia, i.e. deficits of emotional awareness with inability to give a name to emotional states. We conducted a survey of 107 patients suffering from atopic dermatitis or psoriasis and a group of 55 academics working in the STEM area. The survey involved filling out clinical and anamnestic forms and administering two psychological tests, PID-5 and TSIA. The outcome of all the tests were then analyzed by using a logistic regression model to detect the most significant factors that characterize the two groups. Our results suggest that the alexithymic dimension can be considered as both a predisposing element to a psychosomatic disorder (for dermopaths) and a useful “resource”, with particular reference to those professional areas in which a certain degree of emotional detachment, a high capacity for attention and concentration and the use of operative thinking are functional to a successful career.
Gli autori presentano lo sviluppo e l’applicazione del programma formativo “Mindfulness Oriented Professional Resilience” (MOPR) presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASUFC). Questo programma mira a promuovere la salute psicologica degli operatori sanitari e a prevenire il disagio psichico derivante dalla “compassion fatigue” (CF). Il programma MOPR si basa su un training orientato alla mindfulness che include tecniche di gestione dello stress e pratiche di auto-regolazione emotiva. Lo studio ha coinvolto 44 psicoterapeuti che hanno partecipato a 6 incontri di gruppo della durata di 2.5 ore ciascuno. I risultati hanno mostrato un significativo miglioramento nella soddisfazione professionale e una riduzione del burnout e dello Stress Traumatico Secondario (STS). Inoltre, i partecipanti hanno riportato un aumento della consapevolezza e dell’autoaccettazione, oltre a una maggiore capacità di regolazione emotiva. Nonostante le limitazioni dello studio, come l’assenza di un gruppo di controllo e il follow-up, i risultati suggeriscono che il programma MOPR possa essere un efficace strumento per migliorare il benessere psicologico degli operatori sanitari e prevenire il disagio psichico legato alla CF.
Il Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) viene definito come sindrome comportamentale causata da una condizione del neurosviluppo biologicamente determinato. Interessa prevalentemente le aree relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire relazioni con gli altri. Il DSA è riconosciuto come un urgente problema di salute pubblica e bambini, adolescenti e adulti con DSA spesso presentano nella loro vita una serie di comorbilità mediche o comportamentali che possono essere motivo di accesso al Pronto Soccorso (PS) o di ricovero ospedaliero. È stata condotta una revisione narrativa della letteratura, con un’analisi metanarrativa degli articoli selezionati. Gli studi inclusi nella revisione sono stati ottenuti mediante l’utilizzo di stringhe di ricerca nelle banche dati PubMed, CINAHL, e PsycInfo e mediante ricerca libera su Google Scholar: sono stati individuati 684 articoli sottoposti al processo di selezione e, dopo un esame critico, sono stati scelti 7 articoli. Dall’analisi degli studi inclusi emergono interventi e strategie utili alla gestione dei comportamenti distruttivi dei bambini con DSA quali: interventi riferiti alla comunicazione recettiva ed espressiva; interventi riferiti agli stimoli sensoriali e della routine ospedaliera; strategie di inclusione dei caregiver nel processo di cura del paziente con DSA; interventi di formazione degli infermieri coinvolti. Tali interventi si sono dimostrati efficaci nella creazione di piani di cura personalizzati e nel miglioramento dell’esperienza ospedaliera. L’attuazione degli interventi proposti permette all’infermiere di creare un piano di cura personalizzato e permette al bambino con DSA e ai familiari di vivere un’esperienza ospedaliera positiva.
La capacità di comunicazione efficace rappresenta sempre di più una competenza essenziale per la formazione dei professionisti sanitari, la cui attività è caratterizzata da elevato grado di responsabilità e dalla necessità d’interazione interpersonale costante. La comunicazione efficace è spesso associata ad esiti migliori per il paziente, come la compliance e la partecipazione. I training di assertività o di abilità comunicative potrebbero rappresentare un modo diretto per migliorare queste capacità nei professionisti sanitari. Questo articolo si propone di valutare lo stato dell’arte della letteratura sull’assertività o sulle abilità comunicative in queste popolazioni, attraverso una rassegna narrativa. La letteratura disponibile, aggiornata fino a Maggio 2024 e pubblicata in riviste peer-reviewed, è stata consultata selezionando rassegne sugli argomenti oggetto del presente lavoro: “assertività” o “abilità comunicative” e “professionisti della salute” o “contesti della salute (healthcare)”. Le evidenze disponibili concentrate nel contesto dei professionisti sanitari (come personale infermieristico, medici di famiglia, medici specializzati e relativi studenti), volte a promuovere le abilità comunicazione, hanno mostrato un buon grado di efficacia, nonostante le metodologie di conduzione eterogenee. Gli studi che hanno esplorato l’efficacia di programmi orientati alla promozione delle abilità comunicative e dell’assertività hanno mostrato un maggiore coinvolgimento nelle cure da parte dell’utenza sanitaria, associato ad un miglioramento della qualità delle informazioni ricevute in assenza di impatto sulle tempistiche di accesso. Promuovere la ricerca includendo studi con popolazioni cliniche diverse consentirebbe di esplorare possibili barriere per migliorare la qualità dei servizi sanitari.
Questo studio sul caso singolo aveva l’obiettivo di verificare se la Premature Triadic Music Therapy (PT-MT) potesse ridurre i livelli di distress del neonato prematuro (in degenza in un reparto di neonatologia) e quelli dei suoi genitori. Un neonato con un’età gestazionale di 34 settimane ricoverato nel reparto di neonatologia è stato reclutato. Il neonato ha partecipato a 5 sessioni mentre i suoi genitori a 3. Al neonato sono stati misurati, in ogni sessione di PT-MT, la saturazione del sangue, la perfusione sanguigna, e la frequenza cardiaca in tre tempi (Pre-PT-MT, Durante PT-MT, Post-PT-MT). I genitori hanno compilato invece l’Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) all’inizio e al termine del trattamento di musicoterapia. I risultati hanno evidenziato un miglioramento negli indici fisiologici del neonato dalla fase Pre-PT-MT alla fase Durante-PT-MT. Questi indici sono inoltre rimasti stabili in quasi ogni sessione al termine dell’intervento (Post-PT-MT). Il padre non ha evidenziato un cambiamento nei punteggi dell’EPDS, mentre la madre ha riportato un aumento del distress al termine della PT-MT. Tuttavia, per i genitori la PT-MT è stata un’esperienza rilassante e ha permesso loro di potersi isolare dal mondo per alcuni minuti. In conclusione, i risultati ottenuti con la PT-MT applicata al caso singolo possono esser considerati promettenti per la riduzione del livello di distress nei neonati prematuri.